La crescita degli affitti brevi - oltre a danneggiare il comparto dell'ospitalità tradizionale - ha ridotto la disponibilità di immobili per le locazioni residenziali, contribuendo all'aumento dei canoni. Le amministrazioni locali stanno adottando misure per contrastare l'abusivismo nel settore e tornano a chiedere una normativa nazionale, mentre il Codice identificativo nazionale (Cin), obbligatorio dal 2024, registra una sostanziale frenata nella messa in regola.
Affitti brevi, a Roma rimosse 600 keybox
Con oltre 34.000 B&B e case vacanze, la Capitale italiana è tra le città europee con la più alta concentrazione di strutture extra-alberghiere. Questo boom ha contribuito a una drastica riduzione dell'offerta di immobili destinati agli affitti residenziali tradizionali, con conseguente impennata dei canoni di locazione.

A Roma sono state rimosse 600 keybox
L'assessore capitolino al Turismo, Alessandro Onorato, ha recentemente accompagnato la vicesindaca di Barcellona, Laia Bonet Rull, in un tour del centro storico per illustrare le strategie messe in campo da Roma contro l'abusivismo ricettivo. «Dopo aver rimosso quasi 600 key box, Roma è diventata un punto di riferimento internazionale nonostante la normativa nazionale», ha dichiarato Onorato, sottolineando l'importanza del modello romano nel contesto europeo. La stessa Bonet Rull ha detto che è necessario un coordinamento a livello europeo per affrontare il fenomeno in modo più efficace.
Affitti brevi, lotta agli irregolari
Anche Bologna è impegnata nella lotta contro l'abusivismo nel settore delle locazioni turistiche. La Guardia di Finanza e la Polizia Locale, in collaborazione con il Comune, hanno identificato circa 250 strutture sospette, di cui 80 già sanzionate per assenza del Cin, obbligatorio da inizio 2025. Tra le irregolarità più gravi emerse dai controlli, spicca il caso di un imprenditore che gestiva 47 strutture senza dichiarare alcun reddito, evadendo oltre 1 milione di euro. Inoltre, è stato scoperto un alloggio di edilizia popolare (Erp) trasformato in affitto turistico dal suo assegnatario, una pratica illegale che ha portato alla revoca della casa popolare e a severe sanzioni per il responsabile.
Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha sottolineato la necessità di una normativa nazionale che permetta ai sindaci di regolamentare le concessioni per gli affitti brevi, al fine di tutelare i piccoli proprietari e prevenire speculazioni da parte dei grandi fondi di investimento.
Affitti brevi, niente Cin cin di inizio anno
E proprio sul fronte Cin si registra una situazione di sostanziale stallo. Nell'ultimo mese, stando ai dati diffusi dallo stesso Ministero del Turismo, l'incremento delle strutture che si sono dotate del codice - obbligatorio da inizio anno per operare sul mercato - è inferiore al 2%. Al 21 febbraio, infatti, la situazione vedeva solo l'83,72% delle strutture provviste di Cin che in numeri sono 503.290 codici rilasciati, di cui 8.472 in verifica amministrativa. Più di un mese dopo (dati aggiornati al 31 marzo) le strutture in regola sono 531.569 pari all'85,61% del totale di quelle registrate, ma in aumento ci sono quelle in verifica amministrativa: 9.603. E la stessa Daniela Santanchè, ad una settimana dall'entrata in vigore, non sembrava particolarmente preoccupata di applicare controlli rigidi: «Nei primi mesi procederemo con verifiche e correzioni insieme alle Regioni. Non vogliamo punire nessuno, ma dialogare per garantire una transizione efficace», aveva dichiarato dopo l'Epifania.

Il ministro del Turismo Daniela Santachè
Tuttavia, il rallentamento nell'approvazione delle nuove domande significa da una parte che è presente una forma di controllo su quanti richiedono il codice e dall'altro che tra quanti non lo hanno ancora ottenuto ci sono strutture che non rispettano i requisiti necessari per essere regolarizzati, favorendo così anche l'emersione di situazioni non conformi alle normative di legge contribuendo così a tutelare - almeno in parte - il mercato.

Affitti brevi, l'impatto (anche) sui residenti
Il fenomeno degli affitti brevi, se non adeguatamente regolamentato, ha generato situazioni di forte disagio anche per i residenti, oltre a rappresentare una concorrenza sleale per gli operatori dell'ospitalità tradizionale. Federica Canu, studentessa universitaria, ad esempio, ha raccontato a Repubblica di aver vissuto un vero e proprio incubo nella ricerca di un alloggio stabile: tra contratti fantasma, case convertite in B&B senza preavviso e richieste assurde da parte dei locatori, la giovane ha persino dovuto rivolgersi alla polizia per denunciare truffe e irregolarità. Ma non solo. Secondo uno studio del Dipartimento di Metodi e Modelli per l'Economia, il Territorio e la Finanza (Memotef) dell'Università La Sapienza, tra il 2019 e il 2024 il numero di famiglie e coppie in cerca di una casa in affitto è aumentato del 25,4%, mentre lo stock di immobili disponibili è crollato dell'80%.

A Roma i canoni di locazione sono schizzati alle stelle
L'aumento della domanda, unito alla scarsità di offerta, ha provocato un'impennata dei prezzi in tutti i quartieri di Roma. Nel centro storico, i canoni di locazione hanno raggiunto il livello record di 30 euro al metro quadro, con incrementi annui superiori all'8%. Nei quartieri semicentrali, i prezzi oscillano tra i 20 e i 25 euro/mq, mentre anche nelle zone più periferiche si registrano aumenti significativi, con il Prenestino che ha segnato un +26,8% in un solo anno. Questo effetto domino ha colpito in particolare le fasce di popolazione con redditi più bassi, costringendo molte famiglie a vivere in condizioni di sovraffollamento. Il 56% di chi vive in case sovraffollate ha figli minori, evidenziando una crisi abitativa che necessita di interventi urgenti.