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In Sicilia apre “Pensiero”, il ristorante dove il conto lo decidono i primi clienti

Nei primi tre giorni di apertura, il prezzo lo stabilisce chi si siede a tavola. Nessun menu con cifre prestabilite, ma una valutazione libera dell'esperienza gastronomica offerta da Alessandro Musso e Pierclaudio Ruta

 
01 aprile 2025 | 17:43

In Sicilia apre “Pensiero”, il ristorante dove il conto lo decidono i primi clienti

Nei primi tre giorni di apertura, il prezzo lo stabilisce chi si siede a tavola. Nessun menu con cifre prestabilite, ma una valutazione libera dell'esperienza gastronomica offerta da Alessandro Musso e Pierclaudio Ruta

01 aprile 2025 | 17:43
 

In Sicilia apre un ristorante dove il conto lo decide il cliente. Si chiama Pensiero, e dal 4 aprile accoglierà i suoi primi ospiti nelle campagne di Modica, nel cuore della Val di Noto, nel Ragusano, con una formula tanto semplice quanto fuori dagli schemi: nei primi tre giorni di apertura, il prezzo lo stabilisce chi si siede a tavola. Nessun menu con cifre prestabilite, ma una valutazione libera e personale dell'esperienza gastronomica, in base al valore che ciascun cliente ritiene giusto attribuire. A guidare la cucina due giovani chef siciliani, Alessandro Musso e Pierclaudio Ruta, che dopo anni trascorsi nell'hotellerie di lusso hanno deciso di rientrare in Sicilia e unire le forze per avviare un progetto che vuole essere prima di tutto un dialogo aperto con il territorio e con chi lo abita.

In Sicilia apre “Pensiero”, il ristorante dove il conto lo decidono i primi clienti

In Val di Noto un ristorante senza prezzi (ma solo per i primi clienti)

Da Pensiero, in Sicilia, i primi clienti "quoteranno" il menu

Il ristorante si trova all'interno del rural resort Stacci, un agriturismo di alto livello già conosciuto da tempo tra gli appassionati di turismo rurale e astroturismo. La posizione isolata, lontana dai centri abitati, permette infatti suggestivi avvistamenti del cielo stellato, anche a bordo piscina. Ma Pensiero non si rivolge solo ai turisti: è concepito come uno spazio di relazione, una sorta di laboratorio gastronomico dove il cibo diventa un mezzo per avvicinare persone e visioni diverse, partendo sempre dalla qualità percepita e desiderata dal cliente. «Nessun prezzo prestabilito nel menu - precisano Musso e Ruta - ma un invito a partecipare attivamente ad un progetto gastronomico e culturale di valorizzazione condivisa di ingredienti locali prelibati e della grande tradizione di panificazione di un territorio a forte vocazione cerealicola. Secondo una sensibilità personale, dunque, i primi clienti "quoteranno" la cucina, il servizio in sala, e il lavoro che li sostiene».

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Non è solo un'operazione di marketing, ma un modo per ribaltare le logiche classiche della ristorazione in un momento storico in cui si avverte la necessità di tornare ad ascoltare davvero chi siede a tavola. Non a caso, l'apertura di Pensiero arriva in un momento delicato per l'economia siciliana, tra crisi diffusa e tentativi di rilancio del turismo nella Val di Noto, una delle aree più affascinanti e complesse dell'isola. Proprio per questo, i due chef hanno scelto di iniziare con un soft opening che diventa anche un'operazione-ascolto, un'occasione per capire cosa si aspettano davvero i clienti da un ristorante come questo e quanto sono disposti a riconoscere, in modo concreto, al lavoro che c'è dietro ogni piatto.

Pensiero, l'obiettivo è rendere il cibo di qualità più accessibile

L'obiettivo dichiarato è rendere il cibo di qualità più accessibile, non abbassando la qualità, ma proponendo un approccio diverso, partecipativo, quasi mutualistico. «Un inno alla convivialità - spiegano ancora Musso e Ruta - e all'idea di poter rendere il cibo di qualità più accessibile a tutti». Dietro la scelta, c'è anche un'idea ben precisa di ristorazione come pratica culturale, prima ancora che economica. Ecco perché Pensiero si presenta fin da subito come qualcosa di più di un semplice ristorante: è una proposta che coinvolge chi entra, lo rende parte attiva del progetto e lo invita a partecipare a un processo collettivo di valorizzazione di saperi, sapori e gesti che troppo spesso diamo per scontati.

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